Biblioteca di Scampia: prossima l’inaugurazione.

Scampia

Scampia


Iniziativa dalle caratteristiche socio-culturali d’esaltante rilevanza per uno dei quartieri che da diversi anni necessita di maggiore sostegno soprattutto per la sorte dei giovani abitanti, i quali quotidianamente vengono messi a contatto con la cruda realtà della droga e della devianza nelle sue più disparate manifestazioni.
Il progetto è stato messo in atto dalla casa editrice Marotta &Cafiero assieme alla compagnia teatrale Vodisca Teatro, interessate nella realizzazione della biblioteca popolare per ragazzi a Scampia.
L’idea è decisamnete ambiziosa e pone al centro della propria attenzione il giudizio del popolo che abita la zona di Scampia, in quanto si parte dalla raccolta dei libri maggiormante utilizzati dal pubblico giovane, tematiche incentrate sulle problematiche adolescenziali, infantili, di devianza in genere, per poi giungere all’intitolazione della struttura mediante una votazione popolare.
L’apertura della biblioteca è prevista per la fine del 2011, ma le idee già sono molto chiare e dettagliate per far sì che anche questo quartiere possa essere conosciuto attraverso caratteristiche positive e non solo dai numerosi fatti di cronaca.
Per maggiori informazioni, visitare il sito:

Foto by sisterboydrama.blogspot.com

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Le case dei puffi

    Ve li ricordate i puffi? Erano un popolo di omini blu creati da Pierre Cullifford come metafora della massoneria. I puffi abitavano in case fungo costruite con grande perizia dai laboriosi omini blu.

    A Napoli esiste un quartiere residenziale denominato le case dei puffi. Non c’è niente che riguarda la massoneria, ma pare che chi viva in quelle case partecipi – direttamente o indirettamente -ad un sistema di vita sociale ed economica che vagamente somiglia a quello della saga di Cullifford, fondato sul commercio della droga.

    Secondo Elena Bartolotto, le case sono denominate in quel modo per “via dei materiali scadenti, da giocattolo, con cui furono realizzate; e per quel sarcasmo che sempre accompagna la rabbia di chi è costretto a vivere nei ghetti, spicchi di capoluogo senza servizi né Stato. In questa che nacque come città giardino per degenerare subito in ghetto, un non-luogo, senza identità, tagliato da strade che dividono più che collegare, con case allineate e non una piazza dove incontrarsi”

    Non sono d’accordo con l’analisi della giornalista di Repubblica. Che significa “costretto a vivere nei ghetti”? Ci sono persone che vivono in Africa senza servizi e senza nulla e non si spaventano di attraversare oceani su gommoni per scampare al niente. Perchè allora chi vive nelle case dei puffi non va via da lì? Forse perchè ha una sua identità forte che non cambierebbe per nulla al mondo. Dunque non è vero che non c’è identità. Le analisi che si fanno su Scampia e Secondigliano partono da un punto di vista esterno, chi analizza definisce Scampia un non luogo. E’ come se un antropologo definisse gli abitanti di Java incivili, incolti, ecc.

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L’oasi del buon pastore, stasera alle Iene

Un nome così per un luogo di spaccio è davvero il colmo: l’Oasi del Buon Pastore. Si trova a Secondigliano e, prima, era gestita dal clan dei DI Lauro. Poi la guerra scissionista ha visto un cambio alla gestione della triste piazza.

Gli operatori dell’Oasi si occupano di tutto il merchandising legato all’eroina: siringhe, aghi e soluzioni fisiologiche. Il tutto per accompagnare lo smercio di circa 2000 dosi al giorno. Si tratta di una vera e propria azienda del terrore, con tanto di cambi al vertice, organigrammi e manovalanza. Finalmente, ieri i carabinieri di Castello di Cisterna hanno aggirato le vedette e sono riusciti ad arrestare tre persone.

Stasera, nel corso della puntata de Le Iene show (ore 21,10 su Italia 1) sarà possibile vedere cosa succede in questi bazar tipo Oasi del buon pastore. Grazie ad una telecamera nascosta è stato girato un filmato che vede una tossica di Malano che acquista droga a Scampia – pare cobret e cocaina – per poi raggiungere gli altri tossicodipendenti che assumevano la droga appena acquistata.

Sculture napoletane

MANUFATTI POPOLARI

Le qualità artistiche dei manufatti d’arte popolare vanno – sempre – relazionate a contesti produttivi vincolati ad esigenze molto pratiche. Facciamo un esempio, riferendoci ad un fatto di cronaca recente:


La statua di Padre Pio posta nella piazzetta del lotto G di Scampia, meta di quotidiani pellegrinaggi, nascondeva un arsenale di armi adoperato dal clan camorristico degli scissionisti. Se al camorrista servivano fucili e pistole, bastava spostare la statua e pigiare un telecomando: le porte si aprivano su uno stanzino dove erano celate le armi.

In tal modo, il manufatto artistico risponde a più esigenze e si presta ad un uso multiplo e multiforme:

  • Ritualità, preghiera
  • Estetica
  • Nascondiglio per armi e droga.
  • Esercitare abilità tecniche ed elettroniche
  • In sintesi, comprendere l’arte popolare significa valutare la componente estetica del quotidiano e l’impegno creativo di un determinato gruppo sociale.
    In continua trasformazione.

    Luigia Bencivenga