Vita da latitante e design


    Qualche giorno fa, il latitante Ciro Nappo, di 34 anni – in quota clan Gionta – è stato catturato dai carabinieri e dal il Gis (il Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri). Il geniale boss aveva ricavato un nascondiglio il cui accesso era garantito da una falsa parete piatrellata su cui erano poggiati dei comuni pensili. La parete, come si è scoperto, era in realtà una porta (non si sa se basculante, ad ante o a bilico verticale).

    La palma d’oro per il miglior nascondiglio del secolo va sicuramente al malvivente Gaetano Di Lorenzo che si nascondeva sotto il bidet! L’ingegnoso sistema permetteva al bidet di alzarsi (se azionato con un telecomando) e di accedere in una buca larga un metro e dalla quale, poi, con una scala si accedeva a un piccolo vano. I carabinieri non riuscivano a trovarlo e quando – per una pura coincidenza – avevano deciso di abbattere la parete – il Di Lorenzo si è consegnato alle forze dell’ordine e si è complimentato per sagacia e l’intuito dimostrato.

    A questi ingegnosi criminali si consiglia di dedicarsi al design e all’arredamento di interni. Per ora, è giusto ricordare uno dei video cult neomelodici. Nu’ latitante interpretato da Tommy Riccio.

    L

Onda Pazza

    Oggi due notizie di quelle che quando le senti ti dispiace:

    1) Forse la Carfagna si candida alla guida della Regione Campania. (con buone probabilità di vincere). Ecco un servizio sulla successione Bassolino:

    2) Il centro Peppino Impastato di San Giovanni a Te­duccio e la web radio anticamor­ra Onda Pazza , ­l’Osci (Osservatorio sulla camor­ra e sulla illegalità) non esisteranno più.

    La Home page di Radio Onda pazza riporta le seguenti parole di commiato:

    “Purtroppo dopo reiterati tentativi di richieste di sostegno economico ad enti pubblici e privati, ci ritroviamo ancora una volta soli a fronteggiare i bisogni dei giovani del nostro territorio, abbandonati da tutti quelli che dicevano di esserci vicini quando è stata fondata la web radio anticamorra, ma che alla fine hanno dimostrato solo di voler “cavalcare” l’onda del momento per puro interesse personale.”

    Ma chi è che cavalca l’onda dell’anti – camorra? E’ sempre lui, Bassolino che sul suo blog (pagato a spese dei contribuenti) – solo qualche mese fa – si dichiarava uno dei grandi sostenitori della radio web. I responsabili dell’associazione continuano:

    “La nostra città protagonista di continue emergenze, soprattutto sociali, non ha fondi per finanziare attività di recupero per minori e per associazioni che si impegnano nel contrastare le mafie, ma ci amareggia constatare che poi vengono spesi 750.000 € (SETTECENTOCINQUANTAMILA EURO) per un concerto di poco più di un’ora… ”

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Invasione di barbieri cinesi

    L’edizione di oggi di Cronache di Napoli riporta, in toni allarmistici, la notizia di un presunto aumento di barbieri e parrucchieri orientali.

    L’INVASIONE SILENZIOSA, CINESI ALLA CONQUISTA DI NAPOLI
    SPUNTANO COME FUNGHI, IN CITTA’ SALONI GESTITI DA ORIENTALI.

    L’articolo ben redatto è seguito da una serie di interviste ai coiffeur nostrani che lamentano le scarse condizioni igieniche e la pessima qualità dei prodotti. Insomma…loro, i cinesi, fanno schifo!
    La spiegazione è meno complessa: i parrucchieri cinesi sono ugualmente bravi ma costano poco!!! Una donna che desidera una piega, taglio e colore spende intorno ai 25 euro dal coiffeur orientale. Se, malauguratamente, decidesse di andare dal parrucchiere italiota (i napoletani sono i migliori) pagherà 90 euro.
    Ma vediamo che ne pensa Pino D’Amato, noto poeta cantore partenopeo presente in rete con il video Sti cinis:

    Sti cinis

    Tento una tradizione del refrain:

    Questi cinesi che hanno combinato
    tutta Napoli si son presi
    non se ne contano
    bancherelle sempre più affollate
    sembra proprio un supermercato
    vendono facilmente
    Quanto lavoro, pure i negozi
    borse cinte e pure mutandine
    ti fanno vestire
    con macchine e motorini
    senza targa, solo con la benzina
    percorrono il Vomero.

    Quante se ne vedono passare per le vie di questa città
    ma se i carabinieri li vedono possono sequestrarli

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Napoli, il giorno del riscatto: centomila “no” alla camorra

no alla camorra
Centomila “no” alla camorra. Centomila voci, di Napoli, d’Italia, del mondo, cantano l’inno di Mameli contro chi lo usurpa quotidianamente. Via Caracciolo è gremita. Cori spontanei inneggiano ad una città nascosta dalla “monnezza”, dal rumore delle armi da fuoco, dal confine ambiguo tra legalità e illegalità. La quattordicesima giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della camorra ha ottenuto il plebiscito sperato. I 480 familiari delle vittime delle guerre tra clan hanno marciato sul lungomare di Napoli assieme a migliaia di manifestanti provenienti da tutta Italia e da almeno trenta paesi del mondo. Un successo per l’associazione “Libera” di Don Luigi Ciotti. Un segno importante per chicrede che Napoli non ha la forza di rialzarsi. Al termine della marcia, a sorpresa, sul palco è salito Roberto Saviano. Un lungo applauso ha accolto l’uomo che osato spingersi oltre, trovando un successo mediatico irripetibile. Saviano ha letto i nomi delle 900 vittime della camorra, aggiungendo una dedica anche “a quelli che non conosciamo ancora”.
“Oggi siamo qui per dire che occorrono meno parole e più fatti”, ha detto Don Ciotti, coordinatore della marcia antimafia. E’ soddisfatto il parrocco, perchè “migliaia e migliaia di persone sono venuti qui per un abbraccio alla città”. Un abbraccio cominciato ieri, quando i treni diretti al capoluogo campano sono stati invasi da chi oggi voleva esserci. Più di mille piemontesi, un migliaio di siciliani, centinaia anche i toscani: giovani e anziani, studenti e lavoratori, destra e sinistra. Tutti uniti per un clamoroso “no” alla camorra. In riva al mare.

La storia di Giancarlo Siani sul grande schermo: oggi, in anteprima, “Fort Apasc”

sianiFoto“Fort Apasc” racconta di un giornalista che provò a scavare nelle verità nascoste di un mondo in cui camorra, potere politico e predominanza territoriale costituivano un saldo intreccio. Di un giornalista che, con la sua passione, firmò la sua condanna a morte. Oggi, in anteprima nazionale, arriva al San Carlo di Napoli il lungometraggio sulla storia di Giancarlo Siani, fraddato a 26 anni da un’esecuzione della camorra. Il film porta una firma prestigiosa alla regia, quella di Marco Risi, cineasta avvezzo a raccontare scomode storie italiane. Uscirà nelle sale il 27 marzo.
Il titolo allude, non a caso, a quel “Fort Apache” che è una delle colonne della storia del cinema western. Perchè a Napoli, a volte, si rivedono dinamiche che ricordano il vecchio Far West. A causare la morte di Siani(interpretato da Libero De Rienzo), il 10 giugno 1985, fu ll’episodio dell’arresto del boss Valentino Gionta: Siani scrisse che la retata era stata effettuata grazie a una “soffiata” del clan Nuvoletta. Testimonianze successive confermarono questa versione. La vendetta della camorra non tardò ad arrivare: il 10 giugno, nei pressi della sua abitazione al Vomero, dove era nato e cresciuto, il reporter fu freddato a colpi di arma da fuoco. Aveva 26 anni e a breve avrebbe firmato il suo primo contratto per la testata partenopea. Fino ad allora aveva collaborato per “Il Mattino” per 5 anni, gran parte dei quali alla redazione distaccata di Castellamare di Stabia. E, nella sua breve carriera, aveva sempre cercato di sciogliere i nodi di Gordio di un mondo di omertà. A caro prezzo, quello della vita.

Via le scritte sui muri della camorra. Il sindaco di Ercolano le cancella con la vernice

scritte camorraVia le scritte della camorra. Dura presa di posizione del sindaco di Ercolano Nino Daniele che ha deciso di combattere una personalissima battaglia per la legalità cancellando con vernice bianca le scritte sui muri cittadini che facevano riferimento alla guerra tra clan. Comparse qualche settimana fa sulle pareti della Posta Centrale, le scritte alludevano inequivocabilmente a una faida di camorra: erano in gran parte offese rivolte al clan Birra che si contrappone in una guerra, ora aperta, ora latente, con il clan Ascione-Papale per i controllo della droga e delle estorsioni sul territorio di Ercolano.
Per Nino Daniele era inamissibile che a pochi metri dai celebri Scavi Archeologici della città comparissero scritte del genere. “Siamo in un posto pubblico di fronte a un sito turistico, e le scritte sono un biglietto dai visita negativo per i numerosi visitatori che arrivano. In questa città, dove la camorra si manda messaggi attraverso le scritte sui muri, abbiamo deciso di intervenire con le forze dell’ordine. E’ una altro modo per mandare un segnale: qui è lo Stato che comanda”. Con queste parole il sindaco di Ercolano ha spiegato il suo gesto, prima di cancellare con una semplice vernice bianca i ‘segnali di fumo’ che amano mandarsi le bande nemiche della camorra napoletana.